Test | Autoscooter: l’abito non fa il monaco!

Il carrozzino di un sidecar, il motore Ironhead di una Harley, volante Luisi, sterzo NG e quattro ruote di un Maggiolino. E’ l’Autoscooter, una sorta di Frankestein dei motori. Una creatura unica che ha partecipato al campionato mondiale di Custom Bike Building e che solo quattro persone, tra cui il sottoscritto, hanno avuto la fortuna di provare.

La nascita

L’idea di Autoscooter nasce nell’ottobre 2015 quando il carellino di un sidecar anni ’50 viene posto su un cubo di mattoni con le ruote per muoverlo all’interno dell’officina.
Perché non aggiungere alla struttura quattro ruote e farne la parte principale di un quadriciclo? E’ l’idea geniale che è venuta a Daniele Cremonesi, proprietario di Emporium Garage.
Come dei Mary Shelley dei giorni nostri, Daniele e Nunzia, la moglie che lavora con lui in officina, sono gli autori di questa storia che dopo 860 ore di lavoro in dieci mesi utilizzando esclusivamente componentistica heritage, ha visto la nascita di Autoscooter.
Il motore è un Harley Sportster Ironhead di 1000 cc del 1975, l’unico che si presta a questo tipo di idea avendo l’uscita per il cambio a destra (dal ’76 verrà spostata a sinistra). Il motore viene completamente ricondizionato e sviluppa 72 cavalli. Il secondo passaggio è la scelta delle gomme e si opta per una ruota da un disegno semplice ma dal richiamo vintage e chi meglio di un’icona come il Maggiolino con le sue ruote dal bordo bianco?

Infine, volante e sterzo. Per il primo la scelta ricade per un originale Luisi degli anni’40 mentre la scatola dello sterzo viene presa da una NG, opportunamente modificata da Daniele per adattarla a una guida da monoposto.
La costruzione e l’assemblaggio dell’Autoscooter di Emporium Garage partono da un presupposto: minori interventi possibili sulla vasca. Si sceglie quindi di creare un telaio in acciaio Inox, con tubi 42 sezione 3mm, progettato su misura da Daniele, grazie alla competenze sviluppate in 27 anni di lavoro. Ne nasce un telaio leggero, 35 kg, che assieme al motore, 80kg, e alle altre componenti, fermano la bilancia a circa 180kg.

Le ruote sono quattro e l’idea originale sarebbe di scaricare la potenza sulle ruote posteriori, ma la presenza del serbatoio del carburante di 15lt  dietro al sedile e dei lavori troppo invasivi sul carrozzino, portano alla scelta obbligata, più funzionale ed esteticamente pulita, di servire la trazione solo sulla ruota posteriore sinistra.
A sinistra il motore, a destra, anche per una questione di bilanciamento dei pesi, un barilotto contente batteria e serbatoio dell’olio, ideato e creato su misura da Daniele e Nunzia che si sono fatti ispirare da una pentola Wok trovata in un negozio cinese!

Da perfetto Frankestein dei motori, l’Autoscooter ha anche i pedali di frizione (F*uck), freno (Stop) e acceleratore (Up), oltre a una seduta in pelle appoggiata all’interno del carrozzino completamente rivestito in legno noce canaletto, opera di Davide Aresi, che si è occupato del lavoro di ebanisteria di finitura interna volto a coprire tutta l’impiantistica.

La prova

La mia curiosità di guidare qualcosa di così particolare e unico cresceva man mano che Daniele e Nunzia mi raccontavano con la loro passione la nascita e la costruzione di Autoscooter.
Mostro indomabile alla Frankestein o docile creatura?

Fin dall’accensione una cosa è riconoscibile, anche per chi come me si è appena avvicinato al mondo delle custom bike: il sound profondo delle Harley.
Pedale della frizione giù, leva del cambio avanti e via. Si capisce subito che l’Autoscooter è un mezzo grezzo, in cui la pratica è fondamentale per una partenza regolare.
La trazione su una ruota singola è la cosa più divertente. Rende la coda nervosa, ma sempre controllabile, per cui anche su un rettilineo si ha sempre la sensazione di una certa instabilità al posteriore, mentre il comparto freni a tamburo, quello del Maggiolino, richiede l’abitudine a una frenata lunga. Le reazioni reazioni sono comunque sempre sincere e controllabili. Si prende velocità in fretta tanto che tutt’a un tratto si realizza di avere il volante tra le ginocchia (sono alto 182 cm) e le ruote anteriori e posteriori a pochi cm dal corpo.

Non è un’auto, ma ha quattro ruote. Non è una moto, ma ha un motore da moto.
A molti fa girare la testa al suo passaggio, mentre ai puristi delle due ruote fa storcere il naso.
Non è stato il mio caso e sapete perché? Perché dietro al volante dell’Autoscooter si sente tutta la fatica e la passione con la quale è stato pensato e costruito e non importa se è grezzo nella guida…è esattamente ciò che lo rende così unico e autentico!

 

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