Porsche 911 | Le origini di un mito

Pochi giorni fa è stata presentata la nuova Porsche 911 al Salone di Los Angeles, l’ultima di una lunga serie di vetture che sono diventate un’icona dell’automobilismo. Ma oggi non spiegherò le novità della nuova vettura, le sue caratteristiche tecniche o il suo prezzo bensì il motivo per cui la 911 è nata.
Siamo negli anni 50 e l’unico esemplare prodotto da Porsche è la 356, una vettura derivata dal Volkswagen Maggiolino di cui Ferry Porsche è il padre. Le vendite vanno bene e la vettura progredisce tecnicamente negli anni ma la modesta abitabilità, il limitato comfort e il prezzo elevato, penalizzano la vettura.
All’epoca nessuno sapeva come sostituire la 356 fino a quando Ferdinand Alexander Porsche, uno dei figli di Ferry Porsche, decise di creare un prototipo conosciuto in fabbrica come Tipo 7.

In totale furono costruite 4 Tipo 7 ed ogni esemplare era sempre più grande del precedente, infatti Erwin Komenda (Responsabile di carrozzeria ai tempi) pensava che la statura della specie umana fosse in crescita e quindi era importante tenerne conto nella realizzazione di una nuova vettura
Le specifiche della vettura erano chiare:

  1. Doveva essere una coupè più spaziosa della 356
  2. Doveva offrire un bagagliaio abbastanza spazioso da portare una sacca da golf
  3. Doveva avere un migliore comfort di guida
  4. Doveva essere potente e silenziosa
  5. La manutenzione doveva essere ridotta al minimo

Fu progettato anche un nuovo motore 6 cilindri boxer. Questo propulsore era un 2.0l benzina ad aste e bilanceri derivato del 4 cilindri che veniva montato sulla 356 ed erogava una potenza di 130 Cv. Questo motore è stato sviluppato in ottica futura: gli ingegneri prevedevano un continuo e lento aumento della cilindrata e della potenza per poterlo utilizzare nelle competizioni o nelle successive versioni di 911.
Dopo mesi di progettazione la vettura venne presentata al Salone di Francoforte nel 1963 con la denominazione 901, poi successivamente cambiata in 911 dopo la diatriba con Peugeot riguardo alla numerazione (Peugeot è depositaria di tutti i numeri a tre cifre con lo zero al centro da utilizzare per i suoi modelli n.d.r.). Soltanto i primi 80 modelli circa hanno la numerazione 901. La vettura, che originariamente doveva costare meno della precedente, alla fine costava circa 7000 marchi tedeschi in più. Cifre astronomiche per quel periodo in Germania. A seguito di lunghe proteste, Porsche applicò un calo dei prezzi della vettura (da 23900 a 22400 marchi tedeschi) e produsse una vettura, Porsche 912, che era identica alla sorella maggiore ma montava un più modesto motore a 4 cilindri derivante dalla 356C.

In via definitiva questa vettura per i primi 2 anni montava il già citato motore 2 litri da 130 Cv a 6100 giri ed un valore di coppia di 178 Nm a 4200 giri/min. Valori in linea con la sua diretta rivale, l’Alfa Romeo Giulia
GT
. La velocità massima era di 210 km/h. Montava un cambio manuale a 5 rapporti, sospensioni MacPherson all’anteriore e sospensione posteriore a ruote tirate, 4 freni a disco e calzava 4 pneumatici 165HR (in origine Dunlop) con cerchi da 15 pollici. Era lunga 4163 mm, appena più lunga di una vettura segmento B, larga 1610 mm e pesava 1080 kg a pieno carico. Il serbatoio era da 60 litri circa. Non era una macchina facile da guidare vista l’indole “ballerina” dovuta ad un motore posteriore a sbalzo che la sfavoriva nel bilanciamento dei pesi. In via di collaudo la vettura era molto sensibile al vento laterale tanto da dover obbligare gli ingegneri Porsche a montare dei pesi all’estremità del paraurti anteriore, 2 masse da 11 kg ciascuna. Ufficialmente, per evitare brutte figure, queste masse venivano chiamate “rinforzi ai paraurti” e vennero fatte passare come soluzione per aumentare la sicurezza. Questa soluzione era di facile applicazione anche per le vetture che erano già state vendute e delle quali proprietario lamentava problemi di stabilità. Potrà avere tutti questi difetti ma il suo fascino si tramanda fino ai giorni nostri. Questa vecchia signora sa far battere i cuori a tutti gli amanti delle automobili e il suo 6 cilindri boxer, ormai diventato un’icona della casa, canta ancora oggi armonioso. In tutto ciò dobbiamo dire soltanto grazie a Porsche per averci regalato questo diamante, all’inizio un po’grezzo, ma ora più luminoso che mai.

Autore: Alessandro Colleoni

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