Volkswagen Golf GTI Pirelli MK1 | Una tedesca italianizzata

Bentrovati lettori di Motor’s Anatomy con il consueto appuntamento del venerdì sulle vetture che hanno fatto la storia dell’automobile. Oggi vi parlerò di una vettura conosciuta in tutto il mondo ma in una variante italianizzata: la Volkswagen Golf GTI Pirelli.

Iniziamo subito a capire che vettura era la Golf “normale” e come è nata. Negli anni settanta la Volkswagen attraversò la sua più grande crisi. Progetti poco azzeccati e la crisi della NSU (marchio da lei controllato) portarono la casa tedesca quasi alla bancarotta. Quando sembrava tutto perduto, Volkswagen si affidò a Giorgetto Giugiaro per progettare una nuova vettura che andasse a sostituire il vecchio Maggiolino, ormai datato. Nella primavera del 1974 la nuova Golf venne presentata alla stampa e fu subito un successo. La vettura era essenziale ma con delle linee tutte nuove per il gruppo tedesco. Aveva una lunga lista di accessori che però permetteva di cucirsi su misura e rendere propria ogni vettura. Al salone dell’automobile di Francoforte del 1975, venne presentata invece la variante GTI (Gran Turismo Iniezione). La sigla venne registrata dalla casa di Wolfsburg per rendere questa sigla un’icona della propria azienda. La vettura montava un propulsore di 1600 centimetri cubici da 110 Cv di provenienza Audi 80 GTE. Si puntava ad avere una vettura dalle alte prestazioni senza spendere cifre esorbitanti.

Ora che è stato specificato il motivo della nascita della Golf e della sua variante più sportiva, passiamo alla variante Pirelli. Questa variante nasce sulla base della GTI 1800 cm³, l’ultima versione della GTI MK1. Rispetto alla 1600 cm³, la vettura guadagna soltanto 2 CV di potenza massima ma vede un generoso incremento del valore di coppia dovuto all’aumento della cilindrata. Questa versione nasce nel 1983 per smaltire le ultime MK1 prima dell’avvento del nuovo modello, l’anno seguente. Fu una versione promozionale nominata nel mercato europeo Pirelli, fatto salvo per Francia e Regno Unito, in cui prendeva il nome rispettivamente di “Plus” e “Campaign”. Ma in tutto ciò vi starete chiedendo cosa c’entri Pirelli. Questa accoppiata è nata per puro caso, Pirelli ha fornito il design dei cerchi da 14 pollici e le coperture Cinturato. Ora questa vettura ha un valore molto elevato nell’ambito del collezionismo, vista la rarità del modello.

Quali differenze aveva rispetto ad una Golf GTI tradizionale?

La vettura era disponibile soltanto nella versione a 3 porte, aveva 4 fari sulla griglia frontale, il tetto apribile e montava i famosi cerchi in lega Pirelli, con le calotte delle ruote riportanti il logo della casa milanese. Le P intagliate nei cerchi della Mk1 sono più grandi rispetto a quelle della Mk2. In fase di acquisto è sempre meglio fare una verifica, perché le differenze tra la prima e la seconda serie sono molto sottili. Aveva sette colori a disposizione: 3 pastello (Mars Red, nero e bianco) e 4 metallizzati (Diamond silver, Atlas grey, Lhasa green e Helios blue). Gli interni solitamente venivano scelti dalla fabbrica, salvo per le vetture ordinate in Germania. Lì il cliente poteva scegliere l’abbinamento interno/esterno che preferiva.

Per quanto riguarda la meccanica è la stessa GTI 1800 nata nel 1980. Il motore eroga una potenza di 112 CV ed una coppia di 156 Nm, in grado di portare questa hot hatch ad una velocità massima di oltre 180km/h. Il cambio era un manuale a 5 rapporti con l’immancabile pallina da golf sul pomello. Montava freni a disco all’anteriore mentre al posteriore c’erano due tamburi. Sospensione anteriore MacPherson, mentre al posteriore uno schema a bracci interconnessi. 4 pneumatici 185/60 R14 completano la vettura. Ne sono state vendute circa 10.500 unità in 6 mesi, ora introvabili più che mai.

24 anni dopo, il matrimonio tra Pirelli e Golf GTI si rinnova con una versione della Mk5. Non si discosta molto da una GTI 30 Edition salvo le calotte dei cerchi brandizzate dalla casa milanese, degli interni (soltanto per questa versione) con la replica del battistrada sul tessuto dei sedili e quattro colori disponibili, uno dei quali creato appositamente per questa versione: il Sunflower yellow. La vettura monta un 2.0 TFSI da 230 Cv e 300 Nm di coppia abbinato ad un cambio manuale a 6 rapporti (DSG a 7 rapporti era optional). È in grado di scattare da 0 a 100 km/h in meno di 7 secondi e di raggiungere la velocità massima di 245 km/h. Nel 2007 era la Golf più veloce di sempre.

Golf GTI è un’icona dell’automobilismo ed era una vettura ambita dalla maggior parte dei ragazzi negli anni 80. Ma la domanda che ci dobbiamo porre è una sola, possono le vetture moderne emozionarci alla guida quanto quelle vecchie? Io spero di trovare una vettura che riesca a coniugare la modernità al vecchio piacere di guida. Come si dice, “La speranza è l’ultima a morire!”…

Autore: Alessandro Colleoni

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