Toyota GT86 | L’ultima samurai

Un bel giorno, nel 1984, qualcuno in Giappone si svegliò e disse “Facciamo l’AE86”, e vide che era cosa buona e giusta. Oggi l’AE86 è un’auto per intenditori, versatile all’inverosimile. Utilizzata in competizioni di drift, rally, time attack, e chi più ne ha più ne metta. Un’auto per appassionati, elaborabile ai limiti dell’umana immaginazione. Insomma, il sogno di ogni petrolhead, no?

No.

Perché i tempi cambiano, e le mode con loro. Ora si cerca la “semplicità”, la “pappa pronta”, e le auto si sono adattate alla richiesta di mercato. Ma Toyota non ci è stata. Toyota voleva qualcosa di più… Voleva riaccendere l’entusiasmo di giovani appassionati di auto sportive. Perciò quel magico numero, 86, è rinato. Non ha più le lettere “AE” a precederlo, ma “GT”. Proprio così, sto parlando della Toyota GT86, l’ultima pura superstite all’era delle compatte turbocompresse e alla morte delle coupé lightweight a trazione posteriore. Unica nel suo genere per tipologia di abbinamento propulsione-carrozzeria, con la sorella gemella Subaru BRZ, la quale tuttavia non può vantare la storia che si lega al numero 86.

La GT86 riesce a coniugare due diverse tipologie di appassionati: sia coloro che cercano l’esperienza pura, immacolata (stock per intenderci), sia coloro che l’auto vogliono personalizzarla, migliorarla, rivoluzionarla.

Con una base di partenza tecnicamente già buona, questa perla del sol levante è la scelta migliore che si possa fare, perché non eccelle in un singolo ambito… ma è ottima in tutti quanti!

Il 2.0 L boxer 4 cilindri benzina da 200 CV deriva direttamente dall’architettura Subaru, e utilizza il sistema di iniezione D-4S di Toyota (una versione più elaborata che usa sia l’iniezione diretta che la multipoint). Sono disponibili due versioni di trasmissione: un classico manuale a 6 rapporti che offre la miglior connessione pilota-vettura, e un automatico tirato agli estremi per sembrare veloce come un doppia frizione. Il boxer siede in una posizione più bassa e arretrata possibile, garantendo così una distribuzione dei pesi di tutto rispetto, 53% all’anteriore e 47% al posteriore. Completa il tutto un differenziale torsen.

Se non foste amanti del “fai da te”, potrete trovare anche numerose versioni speciali della GT86, che si distinguono per qualche particolare estetico (alettoni/splitter) ma soprattutto per la dotazione tecnica (pinze Brembo, comparto sospensivo targato Sachs rivisto e migliorato, differenziale autobloccante).

Ho anche avuto il privilegio di provarla in pista a Monza ed è stata al di sopra delle aspettative! Il cambio manuale è precisissimo e coinvolgente, guidata al limite non sembra nemmeno fare fatica. È sempre sincera nelle reazioni ed è difficile non intuire quando il posteriore perde aderenza, permettendo così di controllare agevolmente il sovrasterzo. Certo, non si ha la spinta caratteristica dei propulsori sovralimentati ma la linearità dell’accelerazione è sorprendente e ci si ritrova così a tenerla lassù, nei pressi della zona rossa del contagiri.

Tutto ciò avrà pure un prezzo, direte voi… Anche qui ci sono diverse scuole di pensiero, ma mi sento di dare un consiglio: se cercate una GT86 per tenerla immacolata dal primo all’ultimo giorno, allora siete liberi di scegliere tra nuovo e usato, se invece cercate il mezzo da usare come base di partenza per progetti più spinti, puntate assolutamente al mercato dell’usato!

Per una GT86 nuova di zecca il prezzo di partenza è 28.000€, dai quali è facile sforare i 30.000€ facendosi ingolosire dagli optional. Una buona configurazione può attestarsi sui 34/35.000€. Non fatevi spaventare da questi prezzi, vi ricordo che sono di listino e parlando con qualcuno in concessionaria scoprirete che è più abbordabile di quanto pensiate!

Tutta un’altra storia quella dell’usato, con prezzi che partono anche da 14.000€ e la rendono parecchio competitiva per i giovani appassionati di auto sportive! Mi raccomando, portatevi sempre il meccanico di fiducia quando visionate un’auto a cui siete interessati, rischierete molto meno di incappare in qualche fregatura!

Numerose sono le elaborazioni, dalla più estrema alla più modesta, offerte da noti marchi del panorama underground: si va dai classici Rocket Bunny e Liberty Walk, a preparazioni da drift o da timeattack. Poi ci sono anche i pazzi capaci di infilare il V8 di una Ferrari 458 Italia sotto quel cofano, ma questa è un’altra storia. Il 2.0 boxer si presta facilmente all’installazione di turbine e non servono molti sforzi per raddoppiare la cavalleria sprigionata dai 4 cilindri. Basta pensare a come Mercedes riesca a tirare fuori 390 CV dal 2.0 L 4 cilindri in linea della Classe A45 AMG. Giocare con la pressione del turbo apre mondi fantastici, sebbene rischiosi per l’affidabilità. Affidatevi alle mani esperte dei tuner, oppure passate i pomeriggi del weekend sotto l’auto, a voi la scelta!

Grazie Toyota, per averci fatto tornare a quando i Need for Speed erano ancora sinonimo di turbine, neon e alettoni!

…ma oggi Toyota non è solo sinonimo di performance e sportività, è soprattutto innovazione con un occhio di riguardo nei confronti dell’ambiente. Per questo motivo prossimamente soddisferò una curiosità personale condividendola poi con tutti voi: potremo condurre un test a bordo di una Toyota ibrida (non vi svelo ancora quale ma lo scoprirete presto) percorrendo più di 1000 km in una manciata di giorni, strapazzandola per bene in tutte le situazioni possibili e immaginabili! Cercherò di rispondere a una domanda che mi tormenta da qualche tempo: l’ibrido è LA risposta?

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About Stefano Colleoni

23 anni, studente di Ingegneria Meccanica con la passione per tutto ciò che ha delle ruote e un motore! View all posts by Stefano Colleoni →

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