TOYOTA AURIS HYBRID | La prova che anche le ibride hanno un cuore [Test]

Partiamo dal presupposto che io sono, o forse ero, uno degli scettici nei confronti delle auto ibride ed elettriche. Non tanto per il loro principio, quanto piuttosto per la praticità in relazione alle infrastrutture italiane. Per questo motivo il viaggio che ho fatto è calzato a pennello, dato che ho potuto testare in prima persona l’ibrido di “mamma” Toyota su strade italiane e francesi di ogni tipo: città, paese, campagna, superstrade e autostrade. Dividerò l’articolo in 5 sezioni, L’AUTO, L’IBRIDO, I CONSUMI, LE STRADE, LE CONCLUSIONI. Bando alle ciance, iniziamo!

L’AUTO

Toyota Auris Hybrid. Più che di un’automobile, ormai si tratta di un’istituzione nella storia dei veicoli a propulsione ibrida. Lanciata sul mercato nel 2007, sostituì la denominazione “Corolla” nel mercato europeo e divenne fin da subito protagonista nel panorama automotive per il suo portare avanti con orgoglio la filosofia dell’ibrido Toyota. Dal gennaio 2018 nella gamma sono presenti solo motorizzazioni ibride, quelle a gasolio sembrano essere state abbandonate definitivamente, il che può solo definirsi come un traguardo per la casa nipponica. Il nome Auris sembra però destinato al pensionamento, infatti è stata recentemente lanciata sul mercato la nuova Corolla Hybrid che va a sostituire l’attuale compatta a due volumi, riportando indietro nel tempo con l’appellativo dell’auto più venduta nel mondo (oltre 40 milioni di unità); la forma cambia, la sostanza migliora ma mantiene lo stesso schema.

Alla guida devo ammettere che si comporta molto bene, fa del suo meglio per mettere a proprio agio e per dare una sensazione di controllo su tutto ciò che accade. Muovendosi su strada è molto neutra, il comfort è da “tedesca” e i sedili, rigidi il giusto e ben conformati, rendono leggeri anche i viaggi molto lunghi! Nonostante i 1475 km percorsi non ho avuto dolori o fastidi di alcun tipo; forse la guida “riposante” deriva dal suo essere ibrida, ma di certo la concezione dell’abitacolo e della posizione di guida aiutano molto! Gli interni rispecchiano in parte la natura tecnologica della vettura ma sono ancora un pizzico datati considerando soprattutto ciò che Toyota è in grado di fare con Lexus, sebbene sulla nuova Corolla siano già state introdotte parecchie novità su questo fronte. Il quadro strumenti unisce digitale e analogico mantenendo lo schema a due lancette sui lati, con uno schermo a colori posizionato al centro; l’indicatore di sinistra è diviso in 4 parti: Charge in blu, due zone Eco, una di colore verde scuro e una verde chiaro, e Power, in cui la lancetta si illumina di rosso per avvertire che si sta chiedendo potenza ma che si stanno anche alzando i consumi. Al centro della plancia è incastonato lo schermo “Toyota Touch 2” che mi è sembrato ben strutturato ed intuitivo nell’utilizzo; non ho potuto testare la navigazione poiché il pacchetto non era presente sulla vettura. Mi è dispiaciuta la mancanza di una rotellina per regolare rapidamente il volume della radio, ma una volta fatta l’abitudine si riesce lo stesso ad essere celeri grazie ai comandi sulle razze del volante. Mi è piaciuto invece il climatizzatore automatico, molto semplice da utilizzare e soprattutto azionabile con tasti fisici, come reputo che dovrebbero essere tutte le unità, perché permette di armeggiare con i selettori senza distogliere lo sguardo dalla strada.

Ottima anche l’abitabilità dei passeggeri posteriori, sembra essere adatta anche ad accogliere 4 adulti per un viaggio paragonabile al mio; attenzione però, il bagagliaio è sì capiente ma risente della presenza del sistema ibrido, che ruba cubatura utile allo stivaggio di borse e valigie (360 i Litri di capacità). Io sono riuscito a sistemarci tranquillamente un borsone, un trolley di medie dimensioni e un paio di zaini, quindi sta a voi saper condensare ciò che vi serve nei giusti contenitori. Per il resto il look degli esterni è tra i più futuristici sul mercato, così come buona parte della gamma Toyota. Qui spezzo una lancia a favore del costruttore nipponico poiché al giorno d’oggi è sempre più raro trovare un’identità non solo di un marchio, ma addirittura di ogni singolo modello della gamma. Si riesce senza problemi a distinguere una Yaris da una Auris, o da una CH-R!

Piccola nota negativa, che non so se sia legata solo a questa vettura da me provata o se sia comune a tutte le Auris, sono dei leggeri fruscii aerodinamici avvertibili quando si siede dietro, in prossimità dei montanti C. Ho notato che il “problema” è presente solo a limite autostradale e poco al di sotto di esso, mentre entro i 100 km/h il silenzio la fa da padrone.

L’IBRIDO

L’unita ibrida montata è composta da un 1.8 L da 99 CV a 5.200 giri/min e 142 Nm di coppia massima a 4.000 giri/min, e da un motore elettrico sincrono a magneti permanenti da 82 CV e 207 Nm, per una potenza combinata “Hybrid Synergy Drive” di 136 CV, quando i due lavorano insieme. La centralina decide istante per istante come interagiscono i due propulsori, ed è possibile tenere sotto controllo tutto ciò che accade tramite una grafica molto intuitiva sul display della consolle centrale o sullo schermo a colori situato tra tachimetro ed “ECO-metro”.

Le modalità di guida sono 4. Ad ogni accensione si parte in modalità normale, il sistema gestisce autonomamente spegnimenti e accensioni dell’unità motrice termica in base a carichi e velocità; è possibile cercare di entrare manualmente in “EV mode” e se il sistema ve lo permette (sufficiente carica nelle batterie) si possono percorrere un paio di km in elettrico, sotto ai 50 km/h; la “ECO mode” rende l’auto più “bradipo”, per intenderci l’acceleratore diventa meno reattivo e i consumi si abbassano, ma bisogna giocare bene con gas e freno per assecondare al meglio questa modalità; “PWR mode” è il tasto che Jeremy Clarkson pigerebbe in ogni auto: i due motori lavorano insieme per esprimere il massimo dei 136 CV di potenza, ma non aspettatevi un cambiamento mostruoso, il tasto risulta utile soprattutto per i sorpassi dato che lo spunto di questa Auris Hybrid non è tra i più fulminei, coerentemente con la sua filosofia.

Se sapete dosare bene accelerazione e frenata, la modalità normale sarà tutto ciò che vi serve!

Ho trovato molto buona l’intelligenza del sistema ibrido e molto ben realizzata l’interazione tra motore termico ed elettrico: non una singola vibrazione alla messa in moto del 1.8 L durante la marcia, quando col pedale dell’acceleratore richiedevo più potenza per sorpassare qualcuno o per affrontare una salita. Inoltre in territorio transalpino è capitato spesso di dover rallentare da 90 km/h a 50 km/h quando si incontravano dei paesini dispersi nelle campagne, e ciò dava la possibilità alle batterie di ricaricarsi durante la decelerazione e di permettermi di attraversare il centro abitato in modalità EV, senza disturbare la quiete pubblica. Spaziale!

I CONSUMI

Nel traffico di Milano all’ora di punta la Auris sembra nel suo habitat naturale. Ha questa strana dote di mantenerti calmo e rilassato anche quando l’atmosfera intorno è infuocata (gente in ritardo per il lavoro, muratori col loro furgoncino di Formula 1, corrieri che vi salterebbero sopra se potessero, camionisti che si sentono Optimus Prime…). È come se si viaggiasse sulle note di una sinfonia di Beethoven, nella propria bolla pacifica! Bolla che ogni tanto scoppia per affrontare una salita, quando il motore sbraita per via del CVT (Continuously Variable Transmission) dando l’impressione di essere in viaggio su uno scooter. Tornando al traffico, lì il fatto di trovarsi su una vettura ibrida permette di risparmiare carburante e di inquinare molto poco. Mi sono divertito moltissimo a sfidare me stesso per riuscire a consumare pochissimo e per viaggiare il più possibile con l’unità termica spenta, e sicuramente ciò va inserito tra i pregi della Auris e delle ibride in generale!

Ho percorso l’intero tragitto di andata con un solo pieno di carburante, affrontando senza troppa fatica i 673 km che separavano il punto di partenza da quello di arrivo in una cittadina nel cuore della Borgogna, con un consumo medio di oltre 22 km/L. Sommando andata, ritorno e una breve escursione a Bourges (distante 67 km da Nevers, dove alloggiavo) ho totalizzato 1475.8 km in meno di tre giorni, con una media di 19.7 km/L. Al ritorno non sono riuscito a mantenere la bontà di consumo dell’andata, sia perché ho schiacciato un po’ di più sull’acceleratore per testare le doti dinamiche della Auris, sia perché traffico e salite, che all’andata erano discese, erano maggiori.

Nonostante tutto, ritengo il risultato decisamente ottimo alla luce della natura “cittadina” della Auris e della presenza del CVT per un viaggio che ha attraversato le Alpi. Questo tipo di vettura non nasce certamente per affrontare viaggi del genere, ma devo ammettere che mi ha piacevolmente sorpreso per la sua versatilità. Non mi sono mai trovato in una situazione in cui ho pensato “quanto mai sto guidando una Auris Hybrid”, anzi… tutto l’opposto!

LE STRADE

Sono partito dalla provincia di Bergamo con la meta fissata oltralpe, a Nevers in Francia. Parte delle strade non mi erano nuove, avevo già percorso il tratto fino a Ginevra per recarmi al Salone Internazionale dell’automobile 3 anni fa. Ho imboccato la A4 in direzione Milano per poi proseguire verso Torino, prendendo per Aosta alla prima indicazione. Il traforo prescelto era quello del Monte Bianco, costoso ma strategico per ridurre il chilometraggio e stare all’interno del pieno di carburante che mi ero prefissato come obiettivo.

Apprezzo particolarmente questa strada in questo periodo dell’anno, poiché indipendentemente dalla presenza di neve sul versante italiano, una volta sboccato in Francia so che il paesaggio è spettacolare e imbiancato. Così è stato, anche se in misura ridotta rispetto agli scorsi anni. Si tratta di alcune tra le strade che più mi garbano tra quelle che ho percorso in Europa! La discesa dalla cima più alta del Vecchio Continente è rapida, e dopo un’ora di sali-scendi fino ad aver superato Ginevra e la Svizzera in linea d’aria, ci si ritrova catapultati nelle interminabili pianure galliche. Ogni tanto speravo saltassero fuori da un cespuglio Asterix e Obelix per vivacizzare il tragitto, ma niente da fare; qua si trattava di resistere fino a quando non avessi abbandonato l’autostrada in favore delle strade di campagna. S-P-E-T-T-A-C-O-L-A-R-I! Non fraintendete, non sono nulla di eccezionale in fatto di curve, ma per noi italiani sono molto diverse da ciò a cui siamo abituati!

Campi interminabili con strade dritte e salite/discese in mezzo a viali alberati degni dei migliori film. La cosa forse migliore di tutte è che i cugini francesi che ho incontrato sulla mia strada erano tutti molto ligi a seguire il codice della strada e a rispettare limite di velocità e distanza di sicurezza, o a sorpassare solo quando effettivamente possibile per via della segnaletica orizzontale. Un utopia per noi italiani! C’è anche da evidenziare che ho incontrato più bovini al pascolo che francesi in carne ed ossa, e mai, sottolineo mai, ho trovato una coda sia in città che in paese. D’altronde dispongono di un territorio doppio rispetto al nostro a parità di abitanti! Questo dettaglio potrebbe far pensare ad una scarsa manutenzione della rete stradale, ma non è così! Asfalto sempre perfetto e, come se non bastasse, anche la vegetazione ai lati delle carreggiate era impeccabilmente curata. Italia, prendi appunti!

CONCLUSIONI

Mi sono dilungato molto nel raccontare le precedenti sezioni, perciò cerco di essere breve nel concludere. La Toyota Auris Hybrid mi è piaciuta perché ha saputo cambiare la mia idea sulla praticità dell’ibrido nell’utilizzo globale che può incontrare un’autovettura. Non solo è eccellente in città, dove si possono avere percorrenze di oltre 28 km/L (o addirittura zero per tratti brevissimi in EV mode), ma anche al di fuori di essa! Non è scomoda per lunghe tratte e sa mettere a proprio agio chiunque si sieda al volante. Ora la domanda chiave: l’ibrido è LA risposta?

No. L’ibrido è UNA risposta, molto valida e forse ancora migliore nella declinazione “plug-in Hybrid”. Non lo considero un’alternativa al termico o al completamente elettrico, ma un mondo a parte. Quindi il mio consiglio è “Provatela, andate dal rivenditore Toyota più vicino a voi e toglietevi questa curiosità, state pur certi che non ve ne pentirete! Poi potrete dire la vostra sulle vetture ibride, ma prima dovete macinare qualche km e provare in prima persona quello strano universo che accosta motore termico e motore elettrico per dare una voce al silenzio”.

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About Stefano Colleoni

23 anni, studente di Ingegneria Meccanica con la passione per tutto ciò che ha delle ruote e un motore! View all posts by Stefano Colleoni →

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